Spreco zero

Spreco zero è uno stile di vita. 

Di pari passo col movimento #FridaysForFuture, l’interesse per il tema della sostenibilità ambientale e sullo spreco di risorse sono aumentati considerevolmente. Sono così nati i zero waster: persone che hanno adottato uno stile di vita volto a ridurre drasticamente i rifiuti che producono.
I post Instagram con #ZeroWaste raddoppiano ogni 6 mesi, e oggi sono 7,3 milioni in tutto il mondo. Bea Johnson, influencer considerata la madre del movimento Zero Waste ha 267mila followers Instagram. Nata nel 2008 in UK la Zero Waste Week, campagna di sensibilizzazione per ridurre i rifiuti, oggi coinvolge 73 Paesi.
Crescono anche i negozi a rifiuti zero, ovvero negozi che consentono ai clienti un’esperienza di acquisto senza plastica e imballaggi. Questo modello di business ha raggiunto più di 400 negozi in tutto il mondo.

 

Siamo all’inizio di una nuova era, in cui lo stile di vita a rifiuti zero cambia radicalmente i consumi e guadagna crescenti consensi.

I SEGNALI FERTILI CHE ABBIAMO REGISTRATO

LA MISSIONE DI CHEN LIWEN: INSEGNARE AI VILLAGGI CINESI A RICICLARE

Chen guida il gruppo ambientalista China Zero Waste Alliance e sta insegnando alla nazione a riciclare, istituendo gli Zero Waste Village. Il gruppo ha già aiutato più di 24 villaggi e cinque comuni a creare nuovi programmi di raccolta dei rifiuti.

MAKE UP ZERO WASTE,
È POSSIBILE?

Prodotti vegani e CarbonNeutral, ma è il packaging che fa davvero la differenza. Custodie per rossetti in legno e bioplastica, mascara in tubetti di acciaio inossidabile, da ricaricare acquistando il refill, rigorosamente imballato senza plastica.

UNA NUOVA ETICHETTA CONTRO LO SPRECO

Da agosto 2021 negli USA, accanto a biologico, vegano e senza glutine, si troverà l’etichetta Upcycled Certified per i prodotti realizzati riciclando cibo non adatto al consumo. Cosmetici, pet food, detergenti certificati contro lo spreco alimentare.

L’economia circolare si sta diffondendo in tantissimi ambiti. 

Molti brand stanno investendo sempre di più nell’utilizzo di materiali di scarto come nuova materia prima: dalla pelle vegetale di Vegea prodotta dagli scarti della vinificazione, ad Adidas che lancia le sneakers realizzate con le reti da pesca ripescate dai fondali oceanici.
Anche Ikea diventa circolare e si da come obiettivo per il 2030 “un futuro senza rifiuti”. Oltre a usare materiali riciclati o gli avanzi della produzione, il colosso svedese ha cominciato a riacquistare dai propri clienti i mobili usati per dargli una seconda vita.
Nu-ovum ha sperimentato una bio-plastica realizzata con i gusci d’uovo, mentre Ecopneus offre una seconda vita agli pneumatici dismessi per creare una gomma riciclata da impiegare nelle pavimentazioni di gioco e isolanti acustici.
Feed from Food recupera le eccedenze e gli sprechi della filiera alimentare e li trasforma in ingredienti delle diete destinate agli animali oppure in un prodotto finito come ad esempio crocchette o snack.
Autogrill invece ha scoperto come riutilizzare uno dei suoi maggiori scarti, i fondi di caffè, e produce Wascoffee: un materiale per realizzare complementi d’arredo. Oggi lo si può trovare a Milano, in Francia, Turchia e a San Francisco
Barilla, in collaborazione con il cartificio Favini, ha dato vita alla CartaCrusca, una carta ecologica realizzata con gli scarti della macinazione dei grani, la crusca appunto. In questo prodotto, il 17% delle fibre di cellulosa è sostituito dalla crusca non più utilizzabile per la produzione alimentare, ottenendo una riduzione delle emissione di CO2 del 22% per tonnellata di carta prodotta.

 

In sintesi: grazie all’incontro tra sostenibilità e innovazione si riducono gli impatti ambientali ed economici e si sviluppano nuove idee imprenditoriali.

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